In questi giorni una mamma, giustamente arrabbiata, ha deciso di scrivere una lettera al Corriere della Sera raccontando ciò che tutti noi viviamo.
Il vero male di questo mondo ormai è il precariato: da un lato i genitori cercano di stimolare in qualsiasi modo i loro figli ma si dannano quando vedono le difficoltà che gli stessi hanno per costruirsi il futuro e realizzare dei sogni anche semplici e banali; dall'altro i giovani di oggi che in tutti i modi cercano di trovare un impiego "degno" e invece per loro ci sono solo contratti di lavoro a tempo determinato pagati poco o quasi nulla, lavori a progetto oppure lavori come rappresentanti o agenti pagati a provvigione.
Ma come facciamo a dire che sono dei bamboccioni, dei buoni a nulla, degli scansafatiche se in realtà non siamo in grado di dargli la possibilità di fare, di sognare, di realizzare i loro desideri? Crediamo veramente che loro stiano bene e che sia questo ciò che vogliono dalla vita?
Chi è così sciocco da non volere una famiglia, un figlio, una casa tutta sua, un'auto nuova o fare un viaggio in un posto spettacolare? Qualcuno magari non vuole realizzare una cosa perchè ne preferisce fare un'altra: c'è chi vorrebbe cambiare l'auto ogni anno e chi vorrebbe fare un viaggio all'anno; c'è chi a 30 anni vorrebbe avere un figlio e chi invece vorrebbe andare in giro con gli amici a vedere una partita della sua squadra del cuore in trasferta.
Purtroppo però noi e la nostra società gli abbiamo tolto la possibilità di realizzare alcuni sogni: come possiamo dire ai nostri giovani di mettere su famiglia se oggi hanno un contratto di lavoro di 6 mesi, scaduti i quali qualsiasi cosa può accadere, non possiamo certo chiedergli di prendersi la responsabilità di lasciare il loro figlio senza latte o pannolini o libri o vestiti.
Non sono i giovani i bamboccioni siamo noi i ladri del loro futuro e dei loro sogni!